La guerra in Medio Oriente continua a produrre effetti e tensioni anche molto lontano dal campo di battaglia.
Nelle ultime ore nuove informazioni emerse da un’indagine giornalistica stanno sollevando interrogativi su uno degli episodi più drammatici delle ultime settimane, mentre negli Stati Uniti cresce l’allerta per possibili ritorsioni. Sullo sfondo resta il clima di forte instabilità internazionale che accompagna il conflitto e che coinvolge direttamente Washington e Teheran.
Secondo un’analisi pubblicata dal New York Times, una serie di prove raccolte sull’attacco avvenuto il 28 febbraio a Minab,
nel sud dell’Iran, suggerisce che una scuola sarebbe stata colpita molto probabilmente da un raid statunitense diretto contro una base delle Guardie della rivoluzione situata nelle vicinanze. L’inchiesta del quotidiano americano si basa su immagini satellitari e su video registrati da passanti pochi minuti dopo l’esplosione.

Le immagini analizzate mostrerebbero che la scuola e la base dei pasdaran sono state colpite praticamente nello stesso momento. In uno dei filmati esaminati dal Nyt si vedono diverse colonne di fumo alzarsi contemporaneamente dall’area della base militare e dall’edificio scolastico, elemento che rafforzerebbe l’ipotesi di un unico attacco aereo che avrebbe coinvolto entrambe le strutture. L’episodio si inserisce nel contesto di una serie di operazioni militari che negli ultimi giorni hanno colpito obiettivi legati all’apparato militare iraniano.
Nel frattempo negli Stati Uniti l’amministrazione guidata da Donald Trump ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza sul territorio nazionale, temendo possibili ritorsioni da parte dell’Iran o di gruppi a esso collegati. Funzionari federali e locali hanno annunciato un aumento delle pattuglie di polizia in diverse grandi città americane, tra cui New York, Miami e Los Angeles, con controlli rafforzati nei punti considerati più sensibili.
Il direttore dell’Fbi Kash Patel ha dato indicazioni precise agli apparati di sicurezza ordinando «alle squadre antiterrorismo e di intelligence di essere in massima allerta e di mobilitare tutte le risorse di sicurezza necessarie». Anche la segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, silurata ieri da Trump ma ancora formalmente in carica, ha assicurato di essere in «diretto coordinamento con i nostri partner federali di intelligence e forze dell’ordine, mentre continuiamo a monitorare attentamente e contrastare qualsiasi potenziale minaccia in patria».
In questo clima di forte tensione internazionale, un video diventato virale sui social ha mostrato un momento insolito all’interno della Casa Bianca. Il filmato, condiviso da Dan Scavino, assistente del presidente, ritrae Donald Trump nello Studio Ovale mentre viene circondato da un gruppo di pastori evangelici giunti per pregare insieme a lui.
Nel video si vede il presidente seduto alla scrivania mentre le persone intorno a lui appoggiano le mani sulle sue spalle e sulle braccia, formando una sorta di catena attorno al tycoon. Durante il momento di raccoglimento, chi guida la preghiera chiede che dal cielo arrivino ispirazione e lucidità per guidare il Paese. Viene invocata anche protezione per Trump e per i militari statunitensi in quello che viene definito un periodo difficile, oltre alla forza necessaria al presidente per guidare la nazione in una fase così delicata.
Proprio quel video, però, ha scatenato anche una valanga di commenti critici sui social network, in particolare su X. Molti utenti hanno espresso stupore e preoccupazione per le immagini diffuse dalla Casa Bianca. Tra i messaggi più condivisi si leggono frasi molto dure come “Fanno paura talmente sono esaltati”, oppure “Invocano la benedizione di Dio, fossi in Dio gli piazzerei un calcione nel cu** da farlo volare fuori dall’ufficio ovale…”. Altri commentatori hanno scritto “E questi avevano paura dell’ Ayatollah Khamenei? Fanno più paura questi. Ed io che pensavo fosse un video creato dall’AI? Invece è vero!”, mentre qualcuno ha aggiunto “Questo è il momento in cui un non credente come me spera che invece Dio esista e, quando saranno al suo cospetto, gli faccia un cu** come una capanna…”. Non manca infine chi ha sintetizzato il proprio giudizio con una frase diventata virale: “E poi i fanatici sarebbero gli iraniani”.