La tragedia è emersa in modo silenzioso, quasi irreale, attraverso una chiamata ai soccorsi che ha immediatamente fatto capire la gravità della situazione. Una richiesta d’aiuto arrivata nelle prime ore del mattino, dopo il fallimento di ripetuti tentativi di contatto con una famiglia seguita da tempo dai servizi sociali.
Fin da subito è apparso chiaro che non si trattava di una normale emergenza, ma di qualcosa di molto più profondo e drammatico, maturato nel tempo tra le mura di una casa.
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Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, si sono trovati davanti a un segnale inquietante: un cartello con la scritta “Non entrare” e precise istruzioni per chiamare i numeri di emergenza. Un messaggio che lasciava presagire una scelta già compiuta e che ha aperto uno squarcio su una vicenda familiare segnata da sofferenza, isolamento e una disperazione che, col passare delle ore, ha iniziato a delinearsi in tutta la sua portata.

Orrore in famiglia, perché hanno ucciso i figli
Solo da metà giornata è stato possibile ricostruire il quadro completo di quello che era accaduto all’interno dell’abitazione. Una coppia avrebbe ucciso i propri due figli adolescenti, per poi togliersi la vita in un’altra stanza della casa. I ragazzi avevano 16 e 14 anni ed erano affetti da autismo grave non verbale, una condizione che aveva profondamente inciso sulla quotidianità dell’intero nucleo familiare.

I fatti si sono consumati a Perth, in Australia, e coinvolgono Jarrod Clune e la sua compagna Maiwenna Goasdoue, genitori di Leon e Otis. Secondo le prime ricostruzioni, dopo aver ucciso i figli, la coppia avrebbe messo fine alla propria esistenza. Nella casa sono stati trovati morti anche gli animali domestici, due cani e un gatto, ulteriore dettaglio che rafforza l’ipotesi di un piano portato avanti fino all’ultimo.

Gli inquirenti hanno escluso l’uso di armi da fuoco. L’ipotesi più accreditata è quella dell’utilizzo del gas, sia per i ragazzi che per i genitori. Una dinamica che resta comunque al vaglio degli investigatori, intenzionati a ricostruire ogni passaggio con il massimo riserbo, anche alla luce di una lettera rinvenuta all’interno dell’abitazione.
Nel messaggio lasciato dalla coppia, i genitori avrebbero spiegato di aver disposto le proprie volontà post-mortem e di aver deciso di porre fine alla vita dell’intera famiglia. Secondo quanto emerso, nel testo si sottolineava come i figli, da soli, non avrebbero potuto sopravvivere, un pensiero che evidenzia il peso psicologico e la percezione di assenza totale di alternative.
Amici e conoscenti hanno raccontato di una famiglia sempre più isolata, schiacciata da una quotidianità estremamente complessa. “Si sentivano soli, spesso privi di sostegno, abbandonati dalla comunità, dagli amici e dai servizi di supporto” ha ricordato un amico. “Nessuno può comprendere la lotta infinita per ottenere il supporto e i servizi di cui avevano disperatamente bisogno. Avevano paura di portare i ragazzi in una struttura dedicata perché temevano che potessero essere maltrattati. La loro decisione estrema potrebbe venire da qui”.
I due adolescenti, che spesso non dormivano la notte e trascorrevano lunghi periodi in casa senza frequentare la scuola, avevano avuto un percorso scolastico difficile. In passato avevano frequentato la Christ Church Grammar, ma uno dei due, Otis, era stato espulso. “La scuola lo aveva descritto come un mostro” ha raccontato un’insegnante. “Non era il posto adatto a loro quello, anche la madre era esausta”. Dopo numerosi tentativi falliti, i genitori si erano rivolti a un istituto per ragazzi con bisogni speciali, dalla retta molto elevata, senza però trovare quella rete di sostegno che speravano potesse fare la differenza.