La vicenda del delitto di Garlasco continua a far discutere anche a distanza di anni, alimentando dibattiti televisivi e nuove polemiche
. Il caso legato all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 nella cittadina lombarda, resta uno dei più seguiti della cronaca italiana, con continui confronti tra esperti, giornalisti e protagonisti dell’inchiesta. Ogni nuova ricostruzione o dettaglio riporta l’attenzione su un’indagine che nel tempo ha visto sentenze, assoluzioni e interpretazioni contrastanti.
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In questo clima si inserisce anche il programma “Ore 14 Sera”, il talk di approfondimento condotto da Milo Infante in prima serata. Come accade spesso, anche nella puntata di giovedì 12 marzo 2026 uno spazio consistente è stato dedicato proprio al caso Garlasco, con l’obiettivo di analizzare nuovi spunti e documenti emersi nel tempo. In studio si è discusso soprattutto della cosiddetta cartella denominata “Militare”, un elemento che negli ultimi tempi è stato definito da alcuni come “raccapricciante”.

Il conduttore ha voluto capire se quell’aggettivo fosse davvero appropriato per descrivere il materiale contenuto nella cartella. Molti infatti si sono accodati a questa definizione pur senza aver visionato direttamente i file. Tra chi aveva espresso questo giudizio c’è anche il generale Luciano Garofano, che all’epoca delle indagini si era occupato del caso e che aveva fatto proprio il parere di Paolo Reale, consulente informatico della famiglia Poggi.

Durante il confronto televisivo sono emerse opinioni differenti. La giornalista Rita Cavallaro ha raccontato di aver visto parte del materiale, spiegando però di non condividere la definizione utilizzata da altri. Diversa la situazione per il giornalista Luca Fazzo e per lo stesso Milo Infante, che hanno chiarito di aver avuto accesso solo ai titoli dei file, senza poter visionare direttamente il contenuto completo della cartella.
Nel dibattito è intervenuto anche il giornalista Piero Colaprico, che ha espresso una posizione molto netta: “Anche se avessi potuto avrei preferito non vedere per quello che penso io, non tanto per il contenuto della cartella ‘Militare’, quanto per il tema pornografico, pedopornografico che mi interessa fino a un certo punto e non ritengo basilare in questa storia”. Parole che hanno immediatamente acceso lo scontro in studio.
A reagire con fermezza è stato Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, che ha chiesto con tono diretto: “Dov’era il pedopornografico?”. Colaprico ha risposto chiarendo: “Non nella cartella militare ma come stabilisce l’ingegner Porta quando guarda il pc di Stasi…”. Il legale ha replicato ancora più deciso: “Visto che siamo in un momento di querele mi dica dove”.
La discussione si è fatta via via più accesa. Il giornalista ha ribadito la propria posizione sostenendo: “Mi querelate quando volete, sulla base di quello che dico, non rispetto alle fantasie. L’ingegner Porta in una parte della sua relazione parlava di contenuti pedopornografici classificati in base agli standard internazionali, dicendo di essere perplesso su questo. Ci sono state due sentenze di primo e secondo grado che hanno condannato Stasi per questo, la Cassazione l’ha assolto”.
A quel punto Milo Infante ha invitato a completare il ragionamento, chiedendo chiarimenti sulla posizione della giustizia italiana. De Rensis ha risposto: “Conta solo la sentenza di condanna”. Ma Colaprico ha replicato: “Contano i fatti. Se dico cose errate querelatemi”. Il botta e risposta è proseguito con toni sempre più tesi, con l’avvocato che ha invitato il giornalista alla prudenza e quest’ultimo che ha rilanciato: “Da giornalista la invito a rispettare la verità, poi andiamo in Tribunale quando vogliamo”.
Nel mezzo del confronto è intervenuto anche il generale Garofano, che ha sostenuto: “Credo che Piero Colaprico abbia ragione, in dibattimento c’era una diapositiva dell’ingegner Porta che riferisce sul contenuto pedopornografico. Il giudice Vitelli aveva incaricato i due periti di fare l’analisi, poi ha rinviato a giudizio Stasi. Poi è stato assolto, quindi è innocente, ma è una realtà che ci fosse materiale pedopornografico”.
Ed è proprio a questo punto che la tensione in studio ha raggiunto il culmine. Antonio De Rensis, visibilmente contrariato dalle affermazioni ascoltate durante il dibattito televisivo, ha pronunciato una frase destinata a far discutere: “Questa trasmissione sarà attenzionata dalla Procura della Repubblica”. Un passaggio che lascia intendere come il legale potrebbe portare la questione all’attenzione dei giudici, pronto a valutare azioni legali o addirittura una denuncia, qualora ritenga che durante la trasmissione siano state pronunciate affermazioni ritenute diffamatorie o non conformi agli atti processuali.
Nel finale del confronto, Milo Infante ha cercato di riportare la discussione su un piano tecnico, respingendo alcune interpretazioni e spiegando che, se si parla di frame di un video, potrebbe trattarsi di immagini difficilmente identificabili. Ma il generale Garofano non ha condiviso questa lettura, sostenendo che la presenza di immagini di un filmato con contenuti pedopornografici sarebbe equivalente a quella di una fotografia.
A chiudere il dibattito è arrivata l’analisi della criminologa Flaminia Bolzan, che ha dichiarato: “Ho visto il materiale, non ha provocato disgusto, non avrei piacere di fruizione, ma raccapricciante è qualcosa che sul piano clinico non chiarisce nulla. È solo pornografia, raccapricciante è un’altra cosa”. Un intervento che ha aggiunto un ulteriore punto di vista a una discussione destinata, con ogni probabilità, a continuare anche fuori dagli studi televisivi.