Il caso Garlasco continua a tornare ciclicamente al centro del dibattito pubblico, alimentato da nuovi approfondimenti televisivi e da dettagli rimasti a lungo sullo sfondo.
Negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle lacune investigative e su alcuni elementi mai chiariti fino in fondo, capaci ancora oggi di sollevare interrogativi pesanti sull’impianto dell’indagine.
>>“Gianni Sperti, corteggiami”. Uomini e Donne, il vip vuole il trono: Maria De Filippi avvisata, cosa sta succedendo
Proprio partendo da questi ultimi sviluppi, nella puntata odierna di Mattino Cinque si è tornati a scavare tra i tasselli irrisolti del delitto. Un lavoro di ricostruzione che, passo dopo passo, ha riportato sotto i riflettori un dettaglio apparentemente marginale, ma che con il tempo ha assunto un peso sempre più ingombrante nel racconto giudiziario.

Garlasco, il giallo della bici nera
Il programma mattutino di Canale 5 ha scelto di riaprire uno dei capitoli più controversi del delitto di Garlasco, soffermandosi su un oggetto che avrebbe potuto fornire risposte decisive: la bici nera. Un elemento segnalato sin dalle prime ore successive all’omicidio di Chiara Poggi, ma mai realmente valorizzato dagli inquirenti, nonostante le potenzialità investigative.

A introdurre il tema è stata Federica Panicucci, che ha parlato apertamente di un’occasione persa. La conduttrice ha sottolineato come la mancata repertazione della bicicletta rappresenti uno degli errori più evidenti dell’intera indagine, spiegando che sarebbe stato fondamentale fotografarla, analizzarla e sequestrarla. “Fa parte di tanti errori che stiamo raccontando in questi mesi, ma ci sono alcune cose legate a questa bicicletta non chiare, noi oggi ve le vogliamo raccontare. Allora Emanuele, intanto andiamo a raccontare esattamente dove venne ritrovata questa bicicletta vicino a via Pascoli”.

Da lì è partita la ricostruzione dell’inviato Emanuele Canta, che ha riportato l’attenzione su Via Toledo, una strada di campagna che corre a pochissima distanza da Via Pascoli. Un’area che separa alcune villette e che, come spiegato nel servizio, potrebbe rappresentare una possibile via di fuga, trovandosi a pochi passi dalla casa dei Poggi.
Secondo quanto ricostruito, verso la fine di settembre del 2007 due agenti della Polizia Municipale di Garlasco avrebbero rinvenuto una bicicletta nera da donna nascosta tra le sterpaglie. Un ritrovamento che, però, non sarebbe mai stato formalizzato: nessun verbale, nessuna fotografia, nessun sequestro. Un vuoto documentale che oggi appare difficile da giustificare, soprattutto alla luce dell’importanza attribuita a quel mezzo nelle testimonianze.
Ancora più sorprendente è il fatto che la bicicletta non sia mai stata mostrata alla signora Bermani, la testimone che aveva dichiarato di aver visto una bici nera appoggiata vicino alla porta della villa alle 9:10 del mattino del 13 agosto. La donna, come ricordato nel programma, si era detta amareggiata per quella mancata verifica. “Peccato, potevano portarla, potevano farmela vedere, potevano posizionarla nello stesso punto in cui ho visto quella bicicletta per fare un confronto”.
Durante la trasmissione sono state riproposte anche le sue dichiarazioni, in cui racconta di una visita ricevuta dal vicecomandante dei vigili circa un mese e mezzo dopo il processo di primo grado del 2009. “Venne a casa mia il vicecomandante dei vigili, che mi ha chiesto se io sapessi qualcosa di una bicicletta che si trovava in fondo a via Toledo…”. La Bermani ha spiegato di non averla mai vista e di essersi stupita che, in una zona così frequentata, nessuno avesse segnalato quella presenza, soprattutto mentre a Garlasco si parlava ormai solo di quella famosa bici nera.
Il racconto si è fatto ancora più inquietante quando Canta ha provato a contattare uno degli agenti coinvolti nel presunto ritrovamento. Alla domanda diretta sulla vicenda, la risposta è stata sconvolgente, come se niente fosse accaduto davvero: “Ho capito ma non voglio parlare di cose fasulle”. Una frase che ha lasciato interdetti studio e pubblico, soprattutto in presenza di una testimonianza ritenuta dettagliata e coerente.
A chiudere il cerchio è stato l’intervento di Marchetto, comandante dell’epoca, che ha ammesso di aver appreso dell’esistenza della bici nera solo molti anni dopo, leggendo i giornali. “Per quanto ne so io nel 2007 sembrerebbe che una pattuglia di vigili urbani di Garlasco abbia ritrovato nelle sterpaglie adiacenti alla via Toledo questa bicicletta… Si, non ne sono mai stato informato”. Un’ammissione che riporta al centro una domanda rimasta senza risposta: perché quella bici nera, potenzialmente cruciale, non è mai entrata ufficialmente negli atti del caso Garlasco.