Garlasco, l’annuncio della legale di Alberto Stasi nello studio di Milo Infante

La puntata del 19 marzo 2026 di Ore 14 Sera di Milo Infante si è aperta, come ormai consuetudine, con un ampio spazio dedicato al delitto di Garlasco e alle nuove indagini che stanno riaccendendo il dibattito pubblico su uno dei casi più discussi degli ultimi anni. Al centro dell’attenzione resta la posizione di Andrea Sempio,

attualmente indagato per concorso in omicidio, mentre continua a pesare la condanna definitiva di Alberto Stasi, in carcere da oltre un decennio e da sempre dichiaratosi innocente. Ospite in studio Giada Bocellari, legale di Stasi, che ha tracciato un quadro complesso del momento che la difesa sta attraversando.

Il clima, secondo l’avvocato, è tra i più difficili mai vissuti, non tanto per gli sviluppi giudiziari quanto per l’assenza di informazioni ufficiali e il proliferare di indiscrezioni. Alla domanda del conduttore Milo Infante su quale sia stata la fase peggiore, Bocellari ha risposto senza esitazioni: “Personalmente direi questa, siamo in assenza di notizie, tutti dovremmo aspettare prima di valutare, e invece si sono raggiunti livelli bassi. C’è stato chiacchericcio e tentativo di spostare l’attenzione da quello che dovrebbe interessarci, ovvero fare luce sui tanti aspetti rimasti oscuri, oltre a valutare la posizione di Andrea Sempio, che è indagato. Quello di cui si parla punta a delegittimare questa attività dell’indagine, umanamente questo mi dà sofferenza, professionalmente mi mette in difficoltà perché sono abituata a parlare di cose serie”.

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Infante Garlasco

Garlasco, lite in diretta tra Milo Infante e l’avvocato della famiglia Poggi

La tensione cresce quando il discorso si sposta sulle presunte scorrettezze e sulle fake news che coinvolgerebbero direttamente la difesa. Bocellari racconta un episodio che ha segnato un punto di rottura: “Non sono abituata a parlarne, provo a volare altro e fregarmene, ci sono teorie complottistiche per giustificare che una Procura abbia autonomamente chiesto e ottenuto, pare neanche subito, la riapertura di un’indagine. Ho lasciato correre tante fake news, diffamazioni e insulti che hanno riguardato me, io non ho i social per fortuna ma vedo solo quello che mi viene segnalato. E invece ieri mi è stata attribuita una relazione sentimentale con un non meglio precisato carabiniere di Milano, in particolare di Moscova (i carabinieri che stanno indagando adesso), questo ha superato ogni limite. Non tocca solo la mia persona, ma la mia professionalità, la mia integrità, e questo non lo consento a nessuno. Quindi procederò immediatamente, è già tutto pronto, è inaccettabile”.

Poi la Bocellari ha aggiunto: “Possono dire tutto, anche gli insulti non mi interessano, ma questo no. Non sono complottista, nemmeno sull’indagine, valuto i fatti in modo più oggettivo possibile, le cose possono andare male per errori o sfortune, non vedo sempre delle regie. Non lo so se ci sia su questo, ma deve essere posto un freno, non si deve superare un limite, questo è avvenuto. Tutti dovremmo essere in attesa, soprattutto i professionisti”.

Nella seconda parte della trasmissione emergono elementi ancora più delicati, che riguardano sia la reputazione di Stasi sia alcuni aspetti tecnici delle indagini. Bocellari annuncia un rafforzamento del team difensivo e chiarisce: “Non andiamo a guardare il singolo commento, ma le situazioni reiterate, ci sono persone che lo accusano di fatti gravissimi – dice ancora Bocellari -. Mi riferisco alla pedopornografia, è un fatto chiarito, non c’era il materiale di quel tipo. Per l’omicidio si fa valere la sentenza definitiva nonostante le due assoluzioni, per la pedopornografia le due condanne, serve lo stesso peso”.

E aggiunge, rispondendo alle polemiche su un libro: “Non avevo interesse a leggerlo, non so che video abbiano visto, se ce ne fosse stato anche uno solo lui sarebbe stato condannato. Questo video non era fruibile sul computer di Alberto Stasi, erano emersi frame di video, non integrali. Forse dai frame loro pensano di essere risaliti al video che conteneva alcuni dei frame recuperati dall’attività forense, ma sicuro quello non c’era sul PC. Questo è molto grave, l’avvocato sta procedendo”.

Garlasco Infante

Il nodo delle prove scientifiche riporta poi l’attenzione sul dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi. Bocellari mantiene una linea prudente: “Potrei dare tante risposte menzionando studi scientifici, ma non sono una genetista. Credo che la presenza dell’Y su due unghie di due mani diverse compreso quanto evidenziato dalla dottoressa Albani questo dato scientifico dovrà essere inserito in un quadro informativo più ampio. Si dovrà attendere la fine delle indagini per capire se ci siano altri elementi, quell’indizio dovrà essere valutato come si fa con le prove indiziarie. La parte civile diceva che se si fosse trovato DNA sulle unghie sarebbe stato quello dell’assassino, io mi aspettavo quello di Alberto visto che era stato con lei la sera prima, ma per loro sarebbe stata la prova regina della responsabilità del mio assistito. Io cerco di essere oggettiva, Chiara merita giustizia, prima ancora di Alberto”.

Sul fronte informatico, il generale Garofano invita alla cautela: “Tutti gli accertamenti potranno fare chiarezza o far fare ipotesi, anche se restiamo a quelle. Vedremo anche cosa conterranno le periferiche di Andrea Sempio, da lì capiremo le sue attitudini, se guadasse materiale di un certo tipo o comune. È bene aspettare”. Una prudenza condivisa anche dalla stessa Bocellari: “Sono d’accordo con il generale, serve prudenza, ma non sono convinta non ci possano essere certezze su chi era davanti a quel computer, il fascicolo è ampio, il computer è solo uno degli elementi”.

A scuotere ulteriormente il dibattito è l’intervento della giornalista Rita Cavallaro, che introduce il tema del possibile movente: “La Procura ha già trovato il movente, quello ha punti di contatto tra i vari computer, quello di Chiara, quello di Sempio, che ha detto di avere buttato il PC pochi mesi prima di essere indagato, ma possiamo ricostruire qualcosa. Ci sono poi legami con i computer di Freddi e Capra, oggetto a maggio di perquisizione, ma non indagati”. Più cauto il consulente informatico Alessandro Borra: “È una cosa che va approfondita, ci sono accessi, ma visto che era criptata si deve capire se ci sia stato o meno”. E lo stesso Infante interviene con una riflessione: “Negli anni sulle cartelle è stata creata una grande mostrificazione, andando a vedere nel dettaglio queste mostruosità e racconti raccapriccianti non li abbiamo visti. Perché questa narrazione?”.

Il momento più acceso arriva però nel finale, con il collegamento dell’avvocato Gianluigi Tizzoni, che difende il contenuto del suo libro: “I libri si comprano, ma non si leggono, ci si ferma alla prefazione. Se avete la cortesia di leggere la pagina 45, la pagina 90, la pagina 91 io addirittura ho virgolettato la sentenza di assoluzione di Stasi sulla pedopornografia – dice -. Ho sempre detto e scritto di non ritenere centrale per il movente la questione della pedopornografia. Commentate il libro, ma non leggete”. La replica del conduttore non si fa attendere: “Io non faccio recensioni, non posso dire di averlo letto, mi limito alla prefazione, è la prima cosa che si legge, su quella ci siamo fatti delle domande”.

Il confronto degenera rapidamente, trasformandosi in un botta e risposta serrato. Tizzoni afferma: “È complicato per lei capire che ci sia una comprensione cronologica dei fatti”, mentre Infante ribatte con toni duri: “In questa trasmissione lei non fa battute spiritose, lei da mesi ha fatto divieto ai suoi consulenti di partecipare a questo programma (in sottofondo lui nega: ‘Si figuri, sono tutti adulti e vaccinati’), quindi lei qui dentro non le fa. Noi partiamo dall’inizio e andiamo avanti da lì a giudicare, questo ci è consentito per quello che viene detto. In quella prefazione ci sono cose che secondo noi non sono corrette, lei scrive quello che vuole, fa scrivere quello che vuole e noi possiamo commentare quello che lei ha fatto scrivere. Possiamo andare avanti tutta la vita così, non le consento di fare telefonate prendendo in giro e dando lezioni. Noi a dispetto del divieto che lei ha fatto da mesi ai suoi consulenti continuiamo a cercarli per avere informazioni. Lei può andare avanti (in sottofondo lui continua a borbottare), tanto io non sento quello che dice, lei non sente quello che dico io”. Tizzoni replica: “Le sembra normale che io dia dei divieti? Io non li do, non posso darli”.

E Infante incalza: “Ah, non è vero? Adesso lei mi ripete cortesemente che non ha mai dato divieto ai suoi consulenti di partecipare a questa trasmissione. Quando si cerca la verità va accertata”. A supporto interviene anche Arianna Giunti: “Io credo di avervi chiamato decine di volte, loro il giovedì hanno sempre altro da fare”. Tizzoni conclude: “È colpa mia? Chiedetelo a loro”, mentre Cavallaro chiude con un affondo: “Avvocato, non offenda l’intelligenza delle persone”.

Il confronto prosegue sul tema dei presunti video, con Infante che incalza: “Io leggo la pagina 90, la imparo a memoria e la recito, ma lei ha visto un filmato pedopornografico?”, e Tizzoni che risponde: “Il giudice Vitelli l’ha mandato a giudizio, il giudice di primo grado l’ha condannato, l’appello l’ha condannato , la Cassazione l’ha assolto perché non c’era prova che l’abbia visionato Stasi. Lei dice che questi video non ci sono, tutte queste persone dicono di sì, in un’aula di Tribunale andremo ad aprire questo computer e verificheremo se sono visibili o non visibili, non c’entra con la volontà di Stasi di scaricarli, è un dato oggettivo”. Immediata la replica di Bocellari: “I video non ci sono, c’erano solo dei frame”.

Nel finale, Infante solleva un’ultima questione, chiedendo: “Lei condivide il pensiero dell’ingegner Reale (consulente informatico dei Poggi, ndr) che sostiene che questa trasmissione, e quindi il sottoscritto, è a libro paga degli avvocati di Stasi?”. Tizzoni risponde con cautela: “Le linee editoriali le decidete voi, ci mancherebbe se lo devo pensare, dovrebbe avere tante risorse”. Il conduttore conclude con fermezza: “Quando noi lo abbiamo invitato lui ci dice di non poter venire perché è consulente di un’altra trasmissione. Noi rispettiamo la sua decisione, ma non accettiamo lezioni né accuse, né insulti, si può non essere d’accordo con una linea, ma noi non abbiamo una linea, ci poniamo domande, affrontiamo tematiche e le notizie con persone che la pensano in maniera diversa. Non abbiamo tesi precostituite né prendiamo soldi dalla difesa di Stasi, quest’accusa non ce la meritiamo”.

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