“È venuto giù tutto”. Garlasco, la notizia ufficiale dopo mesi di indagine e polemiche

Nuovi sviluppi sul caso Garlasco, con una decisione che incide su uno dei filoni alternativi emersi negli ultimi anni

. La Procura di Pavia, impegnata nelle indagini su Andrea Sempio, non aprirà a nuovi approfondimenti legati a una delle ricostruzioni più discusse. La notizia è uscita poco fa ripotata da Il Giornale.

Alla base c’è il rigetto di una richiesta formale di audizione, che di fatto esclude l’ingresso di nuovi elementi investigativi provenienti da quella pista. Una scelta che contribuisce a restringere il perimetro delle ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti.

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La pista del Santuario della Bozzola nel delitto di Garlasco finisce così in soffitta. Cadono le teorie di Flavius Savu, cittadino romeno che ricattava con video hot l’allora rettore della Madonna della Bozzola, don Gregorio Vitali. Savu non verrà ascoltato dai magistrati di Pavia che indagano su Andrea Sempio: la richiesta inoltrata dal suo legale Roberto Grittinini al magistrato di sorveglianza Ilaria Pia Maria Maupoil è stata definitivamente rigettata.

Savu ha deciso quindi di restare in silenzio nella sua cella del carcere di Torre del Gallo, dicendo di temere per la propria vita. Secondo la sua tesi, Chiara Poggi avrebbe scoperto una pista di pedofilia nel santuario e per questo sarebbe stata uccisa. Una versione che negli anni ha alimentato teorie del complotto, comprese quelle legate a presunti riti e a un possibile “killer” o “sicario” entrato in azione nel villino di via Pascoli, ipotesi sostenute anche dall’ex avvocato di Sempio Massimo Lovati.

Savu ha parlato anche dei suicidi avvenuti a Garlasco dopo l’omicidio, sostenendo che Sempio fosse noto come “il sadico” nel giro dei riti al Santuario e l’amico Michele Bertani come “il picchiatore”. Nessuna richiesta di audizione è arrivata al procuratore capo Fabio Napoleone. Nell’istanza del 30 dicembre 2025 si legge che l’interazione “potrebbe assumere anche le caratteristiche di natura e interesse investigativo”, ma il rigetto, deciso il 7 gennaio, chiarisce che eventuali richieste dovranno essere rivolte alla Procura della Repubblica. Un passaggio che, nei fatti, non è mai avvenuto.

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