Uno scontro senza precedenti scuote i rapporti tra Casa Bianca e Vaticano, con toni che non si erano mai registrati nella storia recente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato frontalmente Leone XIV, il primo Papa americano della storia, accusandolo pubblicamente per le sue posizioni contro la guerra in Iran e in Libano.
Le parole del presidente sono arrivate alla vigilia di un viaggio altamente simbolico del Pontefice, diretto in Algeria, prima volta assoluta per un Papa nel Paese nordafricano.
Tutto è iniziato con un duro post pubblicato da Trump sul suo social Truth e rilanciato poi davanti alle telecamere. Un attacco diretto, personale, dai toni particolarmente aggressivi
“Papa Leone è debole sulla criminalità, ed è pessimo in politica estera”, ha scritto il presidente, dando il via a una lunga invettiva in cui ha criticato il Pontefice su più fronti, dalla gestione delle questioni internazionali fino alle sue prese di posizione sui conflitti. “Leo dovrebbe rimettersi in carreggiata come Papa, usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico. Questo lo sta danneggiando molto e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica! Presidente DONALD J. TRUMP”.

Papa Leone risponde a Donald Trump dopo l’attacco al pontefice
Le parole del presidente hanno immediatamente fatto il giro del mondo, anche perché arrivano dopo giorni di tensione crescente. Il Pontefice, infatti, aveva criticato apertamente le scelte militari statunitensi e israeliane, parlando di escalation pericolosa e denunciando con forza il ritorno della guerra come strumento politico. Già durante la Settimana santa aveva definito “inaccettabili” le minacce di distruggere l’Iran, mentre durante la Pasqua aveva ribadito la necessità di fermare il conflitto, arrivando a parlare della preghiera come “argine al delirio di onnipotenza che si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”.
La risposta di Leone XIV è arrivata in volo, durante il viaggio da Roma ad Algeri. Parole misurate ma ferme, che hanno segnato la linea del Vaticano. “Io non ho paura dell’amministrazione Trump”, “parlo del Vangelo” e quindi “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”. Il Papa ha poi chiarito di non voler alimentare lo scontro diretto: “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui”.
Se nella prima fase la polemica sembrava confinata a uno scambio tra due figure di vertice, nelle ore successive il caso si è allargato, assumendo una dimensione internazionale e istituzionale. Non si tratta infatti del primo attrito tra Casa Bianca e Vaticano: in passato George W. Bush aveva espresso irritazione per le critiche di Giovanni Paolo II sulla guerra in Iraq, mentre lo stesso Trump aveva avuto uno scontro con Papa Francesco sul tema dei migranti. Tuttavia, mai un presidente in carica si era spinto a utilizzare un linguaggio così diretto e personale nei confronti di un Pontefice.

A rendere il quadro ancora più teso contribuisce un episodio emerso nei giorni scorsi: dopo un discorso del Papa sulla guerra e sulla violazione del diritto internazionale, il nunzio apostolico negli Stati Uniti sarebbe stato convocato dal Pentagono per ricevere una formale manifestazione di irritazione. Un segnale che indica come le tensioni non siano soltanto mediatiche, ma coinvolgano anche i canali diplomatici.
Intanto, il mondo cattolico si è stretto attorno al Pontefice. Il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, Paul S. Coakley, ha espresso amarezza per le parole di Trump: “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è un rivale, né un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”. Sulla stessa linea anche la Conferenza Episcopale Italiana, che ha parlato di rammarico e ribadito la piena comunione con il Papa.
Non sono mancate le reazioni dal mondo gesuita. James Martin ha scritto: “Dubito che papa Leone XIV perderà il sonno per questo, prima di iniziare il suo pellegrinaggio in Africa. Ma il resto di noi dovrebbe. Perché è sconnesso, poco caritatevole e anticristiano. Non c’è fondo a questo squallore morale?”. Dall’Italia, Antonio Spadaro ha offerto una lettura più ampia della vicenda: “Se Leone fosse irrilevante, non meriterebbe una parola. Invece viene chiamato in causa, nominato, combattuto: segno che la sua parola incide. È qui che emerge la forza morale della Chiesa. Non come contro-potere, ma come spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che non controlla. Leone non risponde sul terreno della polemica, e proprio per questo resta fuori dalla presa. È libero. E quella libertà, disarmata e disarmante , è forse ciò che più inquieta. E, nello stesso tempo, ciò che più conta”.
Nel pieno di un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni crescenti, lo scontro tra Washington e il Vaticano assume così un valore che va oltre le parole. Da una parte il potere politico, dall’altra una voce religiosa che rivendica il diritto di intervenire sui grandi temi globali. E proprio questa contrapposizione, sempre più evidente, potrebbe segnare una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede.