Garlasco, De Rensis choc: l’annuncio in tv e in studio cala il gelo assoluto

Per giorni il femminicidio di Federica Torzullo è rimasto avvolto da una coltre di silenzi, mezze frasi e paure sussurrate.

Una tragedia familiare che si è consumata tra le mura di casa e che, col passare delle ore, continua a restituire dettagli sempre più inquietanti. Al centro della vicenda non c’è solo la violenza estrema, ma anche una rete di rapporti affettivi che, almeno in apparenza, sembravano solidi e destinati a resistere persino a una separazione ormai imminente.

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A raccontare uno di questi legami è stata Roberta, madre di Federica, ascoltata insieme al marito Stefano durante un’audizione nella caserma dei carabinieri di Bracciano. “Per noi era come un figlio. Ho sentito Claudio il giorno precedente alla scomparsa di Federica: era preoccupato perché temeva che il nostro rapporto così stretto potesse cambiare con la separazione da mia figlia. L’ho rassicurato sul fatto non sarebbe avvenuto, che non sarebbe cambiato nulla. Soprattutto per il bene del loro bambino”. Parole che oggi pesano come macigni e che descrivono un tentativo disperato di calmare un uomo ormai travolto dalle proprie paure.

Federica Torzullo, cambia l’ora del delitto

Quella convocazione è arrivata a sorpresa, subito dopo che Claudio Carlomagno, genero della coppia, nella sua mezza confessione dell’omicidio, aveva fatto riferimento proprio a quella telefonata avvenuta poche ore prima del delitto. La suocera aveva cercato di tranquillizzarlo, ma non è bastato a fermarlo. E non è bastato nemmeno, secondo gli inquirenti, a spiegare il suo comportamento nelle ore successive al femminicidio, quando avrebbe continuato a frequentare la casa dei suoceri insieme al figlio.

Un dettaglio che colpisce è proprio questo: almeno per due notti, dopo il sequestro della villetta di via Costantino il 10 dicembre, Carlomagno avrebbe dormito a casa dei genitori di Federica, abbracciato al bambino che continuava a chiedere che fine avesse fatto la madre. Un atteggiamento che, per chi indaga, potrebbe nascondere molto più di quanto lasci intendere, soprattutto alla luce delle ricostruzioni fornite dallo stesso uomo.

Secondo l’ipotesi dell’accusa, Carlomagno potrebbe aver progettato l’omicidio già da tempo, spinto dalla paura di perdere il figlio. Lui sostiene che Federica lo stesse mettendo di fronte a un ultimatum legato alla separazione, arrivando a prospettargli l’allontanamento dal bambino. Una versione che i familiari della vittima respingono con decisione. Ed è proprio sul nodo della premeditazione che si concentra ora il lavoro dei carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia.

Decisivo sarà stabilire l’orario della morte. Il marito afferma di aver colpito la moglie all’alba, ma il sospetto degli inquirenti è che l’omicidio sia avvenuto molte ore prima. Di certo c’è che, fino a dopo le 23, Federica era viva e stava chattando con il suo nuovo compagno, residente ad Ancona, con il quale aveva una relazione dal 2022. Il suo telefonino è stato distrutto da Carlomagno, ma i tabulati sono stati recuperati e il fidanzato ha consegnato agli investigatori il contenuto dei messaggi.

Ora l’attenzione si sposta su un’altra domanda cruciale: con chi avrebbe comunicato Carlomagno durante la notte? Il contenuto del suo cellulare sarà esaminato per capire se abbia chiesto aiuto a qualcuno. L’uomo sostiene che quella notte nessuno sia entrato in casa e che né lui né la moglie si siano spostati. Ma resta in attesa la relazione medico-legale, che potrebbe chiarire se Federica sia morta subito o se sia stata colpita più volte fino all’alba, anche sulla base del fatto che aveva cenato intorno alle 21.

Dettagli fondamentali, perché allargando la finestra temporale dell’omicidio prende corpo l’ipotesi della premeditazione, così come diventa centrale chiarire la presenza del padre di Carlomagno fuori casa tra le 7.07 e le 7.18, confermata da tre telefonate per la consegna delle chiavi, e quella di una persona non identificata vista in auto con lui nel primo pomeriggio. Intanto continuano le ricerche del coltello tra via Braccianese e via Anguillarese: i metal detector dei carabinieri, per ora, sono rimasti muti. Anche questo, per gli investigatori, potrebbe non essere l’ultimo dei misteri.

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