La tensione nel Medio Oriente è esplosa in un vero e proprio conflitto militare dopo che Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva congiunta contro obiettivi strategici in Iran tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo 2026.
L’operazione, definita da Washington e Tel Aviv come un’azione per contrastare il programma nucleare iraniano,
ha portato alla morte del leader supremo iraniano e di alte cariche militari nelle prime fasi dell’attacco, scatenando una furiosa reazione da parte di Teheran e dei suoi alleati regionali.
Nei giorni successivi si sono susseguiti bombardamenti, attacchi di missili e droni e una rapida escalation di ostilità che coinvolge anche altri paesi del Golfo e gruppi armati filo-iraniani. Il conflitto non si limita solo ai cieli di Teheran o alle frontiere mediorientali.

Guerra in Iran, la ricaduta in Italia: la preoccupazione del governo Meloni
Uno degli effetti immediati è stato il forte aumento dei prezzi del petrolio e del gas su scala globale, con il blocco o l’interruzione delle rotte marittime attraverso lo stretto di Hormuz, una via cruciale per circa il 20% delle esportazioni mondiali di energia. La conseguenza è un’impennata dei costi dell’energia e un impatto diretto su mercati e inflazione in Europa, con la Banca centrale europea che avverte che un conflitto prolungato potrebbe alimentare pressioni inflazionistiche e frenare la crescita economica.

Quanto all’Italia, il governo di Roma ha espresso preoccupazione per le ripercussioni economiche sulla nostra economia, particolarmente sensibile all’aumento dei prezzi dell’energia e alle tensioni nei mercati globali. La parola d’ordine, almeno ufficialmente, è evitare “allarmismi” o al vocabolario bellicista. Ma non è semplice. Perché mentre il conflitto tra Iran e Stati Uniti continua a generare tensioni a catena, anche in Italia cresce la consapevolezza che la situazione sia seria e che l’azzardo iraniano firmato Donald Trump possa presentare un conto salato al governo Meloni (il Fatto quotidiano parla di 50 milioni di euro spesi dal Governo Draghi nel 2022). Non soltanto sul piano diplomatico, ma soprattutto su quello economico e sociale, con il rischio concreto che le bollette degli italiani tornino a schizzare verso l’alto.


Il timore non è teorico. I mercati dell’energia hanno già mostrato segnali di nervosismo, con oscillazioni significative del prezzo del petrolio e del gas naturale, mentre lo spettro di un blocco o di un rallentamento delle rotte nel Golfo riporta alla memoria le crisi energetiche degli ultimi anni. L’Italia, che ha lavorato per diversificare le proprie forniture dopo lo choc legato alla guerra in Ucraina, resta comunque esposta alle turbolenze internazionali. E se il conflitto dovesse allargarsi, l’impatto sui costi per famiglie e imprese potrebbe diventare tangibile nel giro di poche settimane.