Sanremo 2027, l’avviso — Fiorello gela De Martino: «Finirai al Nove»
Il sipario sul Festival di Sanremo 2026 è calato da pochissime ore, lasciando dietro di sé una scia di emozioni, polemiche e, soprattutto, uno sguardo già proiettato verso il futuro. Mentre l’Italia celebra la vittoria di Sal Da Vinci e il suo trionfo all’Ariston, l’attenzione mediatica si è spostata violentemente su quello che sarà il prossimo capitolo della kermesse canora più importante del Paese. Non si tratta solo di canzoni o di classifiche, ma di un vero e proprio terremoto televisivo: il passaggio di testimone ufficiale per la conduzione e la direzione artistica dell’edizione 2027.
Carlo Conti, al termine di una gestione impeccabile, ha passato la staffetta a quello che viene ormai definito all’unanimità il “Golden Boy” della televisione pubblica italiana: Stefano De Martino. Una scelta che segna un cambio generazionale storico per la Rai, ma che ha immediatamente scatenato la reazione del più grande mattatore della TV italiana, Rosario Fiorello. Dagli studi della sua trasmissione mattutina La Pennicanza, lo showman siciliano non ha perso tempo e ha commentato l’investitura con una “profezia” che ha il sapore amaro della satira veritiera, gelando l’entusiasmo generale con una previsione sul futuro professionale dell’ex ballerino.
L’ironia tagliente di Fiorello: la profezia sul Nove
Tutto è accaduto durante la puntata di inizio settimana de La Pennicanza, il programma che Fiorello conduce insieme a Fabrizio Biggio e che è diventato ormai l’osservatorio privilegiato e irriverente sulle dinamiche della televisione italiana. Con l’Ariston appena svuotato e i riflettori ancora caldi, Fiorello ha deciso di analizzare a modo suo la notizia del giorno: Stefano De Martino sarà il volto di Sanremo 2027.
L’entusiasmo per la nomina, arrivata in diretta per mano di Carlo Conti, è stato subito smorzato, o meglio, reinterpretato dalla logica implacabile di Fiorello. Secondo lo showman, infatti, la carriera di De Martino starebbe seguendo un copione già scritto, un algoritmo del successo che porta inevitabilmente lontano da Viale Mazzini.
“C’è stata l’investitura di De Martino”, ha esordito Fiorello, con quel tono che mescola serietà e presa in giro. “Ma attenzione, perché sta facendo esattamente lo stesso percorso di Amadeus”. L’analisi di Fiorello è chirurgica e ripercorre le tappe che hanno trasformato Amadeus da volto Rai a punta di diamante del canale Nove. “Prima i Pacchi, ovvero Affari Tuoi“, ha spiegato Fiorello, sottolineando come De Martino abbia già ereditato con successo il format dell’access prime time. “Poi Sanremo”, e qui siamo alla cronaca di oggi. “Il prossimo step? Il Nove”.
La battuta, accolta dalle risate dello studio e di Fabrizio Biggio, nasconde però una verità che molti addetti ai lavori sussurrano da tempo. La “profezia” di Fiorello si è fatta poi più dettagliata: “Al terzo anno comincerà a litigare con i vertici e dirà: ‘Sai che c’è? Me ne vado al Nove'”. Una stoccata che non colpisce solo De Martino, ma l’intero sistema televisivo pubblico, evocando con leggerezza quegli scenari di addii clamorosi che hanno caratterizzato le ultime stagioni televisive. Fiorello, con la sua consueta maestria, ha trasformato un momento di celebrazione in una satira sul precariato di lusso dei conduttori Rai, avvertendo il giovane collega che il successo all’Ariston è spesso l’anticamera di un divorzio professionale.
Il fumo bianco e il Conclave dell’Ariston
Ma la puntata de La Pennicanza non si è limitata alla profezia sul canale Nove. Fiorello ha voluto regalare al suo pubblico un retroscena surreale e squisitamente comico riguardo alle modalità dell’annuncio. L’ironia ha raggiunto vette altissime quando lo showman ha inscenato un finto collegamento, vestendo i panni (metaforici) di un portavoce vaticano per commentare la “sacralità” del momento.
“Voi non sapete una cosa che è successa nell’ultima serata”, ha raccontato Fiorello, assumendo un tono cospiratorio. “Noi abbiamo prestato al teatro Ariston il comignolo, quello del conclave. Sì, proprio quello”. La narrazione è proseguita descrivendo l’attimo esatto in cui Carlo Conti ha pronunciato il nome fatidico. “Così, quando Conti ha detto ‘eleggiamo nuovo direttore artistico Stefano De Martino’, è uscito fumo bianco dall’Ariston”.
Una trovata geniale che ha trasformato la nomina di un conduttore televisivo in una vera e propria elezione pontificia, dissacrando l’eccessiva solennità che spesso circonda il Festival. Tra risate e applausi, Fiorello ha cristallizzato l’immagine di un De Martino “Pontefice” della televisione, eletto dai cardinali della Rai tra fumate bianche e attese spasmodiche. È il marchio di fabbrica di Fiorello: prendere l’evento più istituzionale dell’anno e ridurlo a uno sketch esilarante, senza però togliergli importanza, anzi, amplificandone l’eco mediatica.
L’omaggio a Sal Da Vinci e la commozione del vincitore
Nonostante la satira pungente sul futuro conduttore, La Pennicanza ha saputo dedicare spazio anche al presente, celebrando il vincitore morale e reale di Sanremo 2026: Sal Da Vinci. Il cantante partenopeo, trionfatore dell’edizione appena conclusa, è intervenuto in videochiamata, regalando al pubblico uno dei momenti più genuini della trasmissione.
Mostrando con orgoglio il trofeo del Leone di Sanremo, Sal Da Vinci si è detto “onorato di rappresentare l’Italia all’Eurovision”, confermando l’importanza internazionale che il Festival ha ormai assunto. Ma è stato il suo ricordo personale a toccare le corde dell’emozione, in netto contrasto con il cinismo scherzoso riservato a De Martino. “Io sono salito sul palco nel settembre del ’76”, ha ricordato l’artista con un filo di voce rotta dalla commozione. “Quindi il settembre prossimo festeggerò il 50esimo anniversario dalla prima volta che sono salito sul palco!”.
Un traguardo impressionante, mezzo secolo di musica e spettacolo che culmina con la vittoria più ambita. Fiorello, mettendo da parte per un attimo la maschera del giullare, ha reso omaggio a una carriera costruita sulla gavetta e sul talento, offrendo al pubblico un’immagine di Sanremo che va oltre le poltrone dei dirigenti e le strategie di mercato: quella degli artisti che vivono per il palco.
La stoccata finale: Al Bano e i Jalisse
Poteva mancare, in questo affresco post-sanremese, un riferimento ad Al Bano? Ovviamente no. A chiudere il cerchio della satira ci ha pensato ancora Fiorello, intervenendo con una delle sue imitazioni più riuscite, quella del cantante di Cellino San Marco. Nel mondo immaginario (ma verosimile) creato da Fiorello, Al Bano è l’eterno escluso, il gladiatore indomito che non si arrende mai al passare del tempo o alle decisioni dei direttori artistici.
“Sono felice che l’etiope non ci sia più!”, ha esclamato il finto Al Bano, riferendosi probabilmente a qualche vecchia ruggine sanremese o a una delle sue tante battaglie dialettiche. Ma il vero obiettivo era, ancora una volta, Stefano De Martino. “Volevo fare i complimenti a De Martino, questo giovane talentuoso, io trovo che sia bravissimo”, ha esordito in modo sospettosamente mellifluo.
Poi, la confessione: “Sto facendo il ruffiano? È vero”. E qui è scattata la descrizione della reazione compulsiva alla nomina del nuovo conduttore. “Io ti dico solo questo: non appena Carlo Conti ha detto ‘il prossimo Festival lo farà questo giovane virgulto’, io immediatamente ho scritto 22 canzoni. Gliele ho mandate per posta, via email, addirittura sono andato sotto casa di De Martino”.
L’immagine di Al Bano che assedia il povero De Martino con 22 brani inediti pochi minuti dopo l’annuncio è già di per sé esilarante, ma Fiorello ha voluto chiudere con il colpo di grazia, citando un altro tormentone storico del Festival. “Appena sono arrivato lì sotto casa sua, sai chi c’era ad aspettarlo? I Jalisse”. Una battuta finale che racchiude decenni di storia sanremese, di esclusioni celebri e di speranze mai sopite.
Verso il 2027: un’attesa già iniziata
L’intervento di Fiorello a La Pennicanza ha avuto il merito di tracciare le linee guida di quello che sarà l’anno di avvicinamento a Sanremo 2027. Da una parte c’è la celebrazione del passato e del presente, con Sal Da Vinci e i suoi 50 anni di carriera; dall’altra c’è l’incognita del futuro, incarnata da un Stefano De Martino caricato di aspettative enormi.
La “profezia” sul passaggio al canale Nove, seppur nata come una battuta, resta sospesa nell’aria come un monito. La Rai affida il suo gioiello più prezioso a un conduttore giovane, dinamico e amato, sperando di interrompere la catena di addii che ha caratterizzato l’era recente. Ma come ci ha insegnato la storia della televisione, e come ci ricorda Fiorello ogni mattina, nulla è scontato. Tra fumate bianche, imitazioni e pronostici, la lunga strada verso l’Ariston 2027 è ufficialmente iniziata, e lo spettacolo promette di essere, ancora una volta, imperdibile.
FAQ – Domande Frequenti
Chi condurrà il Festival di Sanremo 2027? La conduzione e la direzione artistica del Festival di Sanremo 2027 sono state affidate ufficialmente a Stefano De Martino, che raccoglie l’eredità di Carlo Conti.
Cosa ha detto Fiorello su Stefano De Martino? Fiorello, durante il programma La Pennicanza, ha ironizzato sul futuro di De Martino, predicendo che seguirà le orme di Amadeus: dopo aver condotto “Affari Tuoi” e Sanremo, finirà per passare al canale Nove a seguito di litigi con i vertici Rai.
Chi ha vinto il Festival di Sanremo 2026? L’edizione 2026 del Festival di Sanremo è stata vinta da Sal Da Vinci, che festeggerà così il suo 50esimo anno di carriera rappresentando l’Italia all’Eurovision.
Qual è stata la battuta di Fiorello su Al Bano? Fiorello ha imitato Al Bano dicendo che, subito dopo l’annuncio di De Martino come conduttore, il cantante avrebbe scritto e inviato 22 canzoni inedite per candidarsi alla gara, trovando sotto casa del conduttore anche i Jalisse.