Sondaggio Mentana — Crollo Lega, effetto Vannacci: i nuovi numeri

Il lunedì sera di Enrico Mentana riserva una sorpresa che scuote il panorama politico: il debutto di Futuro Nazionale ridisegna gli equilibri a destra, mentre Salvini e Meloni registrano perdite significative.

La politica italiana si risveglia con una geografia partitica mutata, quasi stravolta da un singolo, nuovo fattore. L’ultimo sondaggio settimanale realizzato da SWG per il telegiornale di La7 non si limita a registrare le consuete oscillazioni decimali, ma fotografa un vero e proprio smottamento. Al centro della scena c’è l’ingresso in campo di una nuova forza politica e il conseguente, immediato contraccolpo per i partiti storici della coalizione di governo.

Se fino a pochi giorni fa si parlava di ipotesi e scenari, i numeri diffusi da Enrico Mentana trasformano le congetture in realtà statistica. C’è chi sale, chi scende, ma soprattutto c’è chi rischia di vedere messa in discussione la propria centralità all’interno delle alleanze. L’attenzione degli analisti è tutta focalizzata sul travaso di voti che sta ridisegnando i rapporti di forza nel centrodestra, con un “terzo incomodo” che ha già superato la soglia di sopravvivenza politica al suo primo apparire.

Il terremoto a destra: l’effetto Vannacci

Il dato che più di ogni altro cattura l’attenzione è l’esordio di “Futuro Nazionale”. Il nuovo soggetto politico guidato dal generale Roberto Vannacci non parte in sordina. Al contrario, debutta direttamente con un 3,3% dei consensi. Una cifra che, nel frammentato panorama politico italiano, rappresenta un capitale di partenza di tutto rispetto, superiore a quello di forze politiche presenti in Parlamento da anni.

La decisione dell’eurodeputato di lasciare il Carroccio per correre in solitaria ha avuto l’effetto di una scossa tellurica. Il 3,3% non è un numero nato dal nulla: è il risultato di un posizionamento netto che ha intercettato immediatamente una fetta di elettorato evidentemente in cerca di una nuova casa. Questo dato proietta immediatamente la formazione di Vannacci al di sopra di partiti come Azione, Italia Viva e +Europa, ponendolo come un interlocutore (o un problema) ineludibile per la maggioranza.

L’analisi dei flussi elettorali suggerisce che questa “new entry” abbia agito come una calamita, attirando voti da più direzioni, ma soprattutto drenando consensi dal bacino della destra tradizionale e sovranista, scompaginando i piani degli alleati di governo.

Matteo Salvini e la Lega in affanno

Se Vannacci sorride, in casa Lega suona l’allarme rosso. La correlazione tra l’ascesa del generale e la discesa del partito di Matteo Salvini appare brutale nella sua evidenza matematica. Il Carroccio lascia sul terreno l’1,1% in una sola settimana, crollando al 6,6%.

Si tratta di uno dei risultati più bassi registrati dalla Lega negli ultimi anni, un dato che, se confermato nelle urne, relegherebbe il partito a un ruolo sempre più marginale. La perdita di oltre un punto percentuale in sette giorni è un’emorragia che raramente si osserva in assenza di scandali giudiziari o eventi catastrofici; in questo caso, la “catastrofe” è puramente politica. L’elettorato più radicale, che aveva visto in Vannacci una figura di riferimento all’interno della Lega, sembra averlo seguito nella sua nuova avventura, abbandonando la casa madre.

Questo 6,6% pone Salvini in una posizione di estrema debolezza, non solo nei confronti della Premier Meloni, ma anche rispetto agli altri alleati. Il sorpasso subito da Forza Italia, che ora dista quasi due punti percentuali, certifica un cambio di gerarchie interno al centrodestra che potrebbe avere ripercussioni sulla stabilità dell’esecutivo.

Forza Italia: il sorpasso silenzioso

Mentre a destra si consuma lo strappo, al centro della coalizione Antonio Tajani incassa un risultato che conferma la tenuta e la crescita di Forza Italia. Gli azzurri guadagnano lo 0,2%, portandosi all’8,4%.

Può sembrare un incremento modesto, ma in politica la relatività è tutto. In una settimana in cui i giganti arretrano e la Lega crolla, quel segno “più” vale doppio. Forza Italia si consolida come seconda forza della coalizione, distanziando nettamente l’alleato leghista. Questo dato rafforza la linea moderata ed europeista di Tajani, suggerendo che una parte dell’elettorato conservatore preferisce la stabilità alle scosse del sovranismo, o che forse sta cercando rifugio sicuro mentre attorno infuria la battaglia per l’egemonia della destra radicale.

Meloni e Schlein: flessione per le leader

Non sono solo le retrovie a muoversi. Anche i vertici della classifica subiscono scossoni, pur mantenendo le posizioni. Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito italiano, ma deve registrare un calo significativo: -1,2%, scendendo al 30,1%.

Sebbene la soglia psicologica del 30% sia salva per un soffio, la perdita è consistente. È plausibile che una parte dell’elettorato più a destra di FdI abbia guardato con interesse alla novità di Vannacci, o che vi sia una fisiologica usura dovuta all’azione di governo. Tuttavia, con un distacco di quasi otto punti sul secondo partito, la leadership di Giorgia Meloni non è in discussione, anche se questo campanello d’allarme imporrà riflessioni a Palazzo Chigi.

Anche il Partito Democratico non ne approfitta. Elly Schlein vede il suo partito scendere dello 0,3%, attestandosi al 22,2%. I Dem non riescono a capitalizzare le difficoltà della maggioranza, rimanendo in una fase di stagnazione che li vede consolidati sopra il 20% ma incapaci, al momento, di innescare una rimonta concreta verso la vetta.

Movimento 5 Stelle e le altre opposizioni

Cattive notizie anche per Giuseppe Conte. Il Movimento 5 Stelle lascia sul campo lo 0,3%, scendendo all’11,7%. Il partito sembra faticare a ritrovare una dinamica espansiva, stretto tra il PD e la polarizzazione del dibattito politico.

Alleanza Verdi e Sinistra si conferma forza vitale ma in leggera flessione (-0,1%), posizionandosi al 6,4%, ormai a un’incollatura dalla Lega. Sarebbe uno scenario clamoroso se, nelle prossime settimane, la formazione di Bonelli e Fratoianni dovesse operare il sorpasso sul partito di Salvini.

Nel centro liberale, la situazione rimane statica. Azione di Carlo Calenda è stabile al 3,1% (ora superata da Vannacci), mentre Italia Viva di Matteo Renzi è ferma al 2,2%. +Europa sale leggermente all’1,5% e Noi Moderati si attesta all’1,2%.

Il dato nascosto: l’astensione diminuisce

C’è infine un numero che merita un’analisi sociologica oltre che politica. La quota di chi non si esprime, ovvero l’area del non voto e dell’indecisione, cala drasticamente dal 32% al 28%.

Questo recupero di quattro punti percentuali di partecipazione (anche se solo nei sondaggi) è un segnale potente. Suggerisce che la discesa in campo di Vannacci e il rimescolamento delle carte hanno riacceso l’interesse di una fetta di elettorato che si era rifugiata nell’astensione. Il ritorno alla politica attiva di questi cittadini dimostra che l’offerta politica, quando si rinnova o si radicalizza, è ancora capace di mobilitare passioni e opinioni.

In conclusione, la fotografia scattata da Mentana e SWG ci restituisce un Paese politicamente in fermento. L’era della cristallizzazione sembra finita: con la Lega in crisi d’identità, Forza Italia in ascesa e una nuova destra che preme ai confini della maggioranza, la primavera politica si preannuncia caldissima.


Domande Frequenti (FAQ)

Qual è la novità principale dell’ultimo sondaggio Mentana? La novità più rilevante è il debutto di “Futuro Nazionale”, il nuovo partito del generale Roberto Vannacci, che esordisce con un consenso del 3,3%.

Quanto ha perso la Lega in questo sondaggio? La Lega di Matteo Salvini ha registrato un crollo dell’1,1%, scendendo al 6,6% e venendo nettamente superata da Forza Italia.

Chi è ora il secondo partito della coalizione di governo? Forza Italia si conferma come seconda forza del centrodestra, salendo all’8,4% (+0,2%), staccando la Lega di quasi due punti percentuali.

Come sono andati Fratelli d’Italia e il PD? Entrambi i partiti maggiori sono in calo. Fratelli d’Italia perde l’1,2% (scendendo al 30,1%), mentre il Partito Democratico perde lo 0,3% (attestandosi al 22,2%).

Cosa indica il dato sull’astensione? Il sondaggio mostra un calo dell’astensione/indecisione dal 32% al 28%, suggerendo che le novità politiche hanno riattivato l’interesse di una parte dell’elettorato.

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