Il caso di Garlasco rappresenta una delle ferite più aperte e controverse della cronaca nera italiana. A distanza di anni da quel terribile 13 agosto 2007, quando il corpo senza vita di Chiara Poggi fu ritrovato nella villetta di via Pascoli, le ombre non sembrano essersi mai del tutto diradate. Nonostante le sentenze giudiziarie abbiano scritto una verità processuale, l’attenzione mediatica e l’opinione pubblica continuano a interrogarsi sui dettagli, sui “se” e sui “ma” che hanno costellato quasi vent’anni di indagini.
In questo contesto di perenne ricerca della verità, la trasmissione Quarto Grado è tornata ad accendere i riflettori su una figura rimasta a lungo ai margini della narrazione principale, ma finita prepotentemente al centro delle cronache in una fase successiva delle indagini: Andrea Sempio. Durante la puntata andata in onda venerdì su Retequattro, condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, è andata in scena una testimonianza esclusiva che potrebbe ridefinire la percezione pubblica di questo personaggio. A parlare, rompendo un silenzio durato anni, è stato Mirko Crepaldi, storico compagno di classe e amico intimo di Sempio.
Un legame indissolubile nato tra i banchi di scuola
L’intervista, curata dalla giornalista Martina Maltagliati, ha offerto uno spaccato inedito e profondamente umano. Non si è trattato di una semplice deposizione tecnica, ma del racconto di un legame personale profondo. Crepaldi ha ripercorso le tappe della sua amicizia con Andrea, un rapporto nato nel lontano 2003, all’inizio del percorso scolastico superiore. Quella che viene descritta non è una conoscenza superficiale, ma un’amicizia solida, capace di resistere al tempo e, soprattutto, alla tempesta giudiziaria che si è abbattuta su Garlasco.
Mirko Crepaldi ha tenuto a precisare che il rapporto con Sempio non si è mai interrotto, nemmeno dopo la fine della scuola o durante i periodi più bui delle indagini. “È un’amicizia che è perdurata nel tempo, siamo amici tutt’ora”, ha sottolineato con fermezza davanti alle telecamere. Questa continuità temporale è un elemento cruciale della sua testimonianza: Crepaldi non parla per ricordi sbiaditi, ma basandosi su una frequentazione costante che gli ha permesso di osservare l’amico prima, durante e dopo l’estate del delitto.
Il mistero del video scolastico e la “bravata”
Uno dei passaggi più delicati e attesi dell’intervista ha riguardato il famoso video girato a scuola, un filmato che in passato era finito sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. In quelle immagini, Andrea Sempio veniva ritratto in atteggiamenti che, secondo alcune interpretazioni investigative, potevano suggerire una natura incline ad atti vandalici o aggressivi. La narrazione mediatica aveva spesso utilizzato quel frammento per costruire un profilo psicologico potenzialmente compatibile con un comportamento violento.
La versione fornita da Crepaldi smonta radicalmente questa ipotesi, ridimensionando l’accaduto a una semplice ragazzata. Secondo il testimone, il video fu girato durante l’intervallo, intorno alle dieci del mattino, in un contesto di pura goliardia adolescenziale. “Penso sia girato praticamente a tutti”, ha spiegato, riferendosi alla diffusione del filmato tra i compagni di classe, normalizzando quello che era stato dipinto come un segreto inquietante.
Un dettaglio tecnico interessante emerso dal racconto riguarda le modalità di ripresa. Crepaldi ha ricordato che, all’epoca dei fatti, la tecnologia non era quella odierna. Né lui né Sempio possedevano cellulari dotati di videocamera, strumenti che oggi diamo per scontati. Per mostrare o condividere quel video era necessario l’utilizzo di un computer, un particolare che contestualizza l’episodio in un’era pre-smartphone e che, secondo l’amico, allontana l’ipotesi di una condivisione morbosa o immediata del gesto. Si trattava, insomma, di una “bravata” circoscritta alle mura scolastiche, priva di quella malizia che le ricostruzioni successive hanno tentato di attribuirle.
Il comportamento dopo l’omicidio: nessuna maschera
Il cuore pulsante della testimonianza, tuttavia, risiede nella descrizione del comportamento di Andrea Sempio nei giorni immediatamente successivi all’omicidio di Chiara Poggi. È qui che le parole di Crepaldi assumono un peso specifico rilevante per chi cerca di decifrare la psicologia dell’ex indagato. Alla domanda diretta su come avesse trovato l’amico al rientro a scuola dopo quell’estate di sangue, la risposta è stata netta, priva di esitazioni.
“Ho trovato l’Andrea che avevo lasciato a scuola”. Una frase semplice, ma lapidaria. Secondo Crepaldi, non vi fu alcun mutamento nella personalità, nelle abitudini o nell’atteggiamento di Sempio. Nessun nervosismo apparente, nessuna chiusura improvvisa, nessun segnale che potesse tradire un turbamento interiore legato a un evento traumatico. L’amico descrive una continuità comportamentale assoluta, escludendo categoricamente che Andrea stesse indossando una maschera o nascondendo un segreto inconfessabile.
Anche sul fronte delle confidenze, il racconto è coerente. Sempio non avrebbe mai fatto accenno a Chiara Poggi, né durante il periodo scolastico né successivamente. Il nome della vittima non sarebbe mai entrato nei discorsi tra i due amici, né come oggetto di interesse sentimentale né come argomento di cronaca. Questo silenzio, letto attraverso gli occhi dell’amico, non appare come un’omissione sospetta, ma come la naturale conseguenza del fatto che Chiara non faceva parte del mondo interiore o delle preoccupazioni di Andrea in quel momento.
Il profilo psicologico: “Mai violento, mai irascibile”
L’intervista a Quarto Grado si è spinta oltre i fatti specifici, delineando un vero e proprio profilo caratteriale. Chi è davvero Andrea Sempio? È la persona fredda e calcolatrice ipotizzata da alcune piste investigative, o un ragazzo tranquillo trascinato suo malgrado in un incubo mediatico? Crepaldi non ha dubbi e si schiera apertamente a difesa dell’amico, offrendo garanzie sulla sua integrità morale e comportamentale.
“Non ricordo mai un episodio violento da parte di Andrea. È da vent’anni la stessa persona”. Le parole del compagno di classe mirano a decostruire l’immagine di un soggetto potenzialmente pericoloso. Viene descritto come un giovane dotato di un forte autocontrollo emotivo, una persona che “non si lascia andare a reazioni d’impeto”. Anche nei discorsi e nelle interazioni quotidiane, Sempio viene dipinto come un ragazzo rispettoso, privo di manifestazioni di misoginia o aggressività verbale.
Questa descrizione cozza con le teorie che cercavano di individuare in lui scatti d’ira o pulsioni incontrollabili. Al contrario, emerge la figura di un uomo riflessivo, forse riservato, ma costantemente padrone delle proprie emozioni. Crepaldi afferma di non aver mai rilevato segnali inquietanti, nemmeno impercettibili, che potessero far suonare un campanello d’allarme. La sua convinzione nell’innocenza dell’amico appare totale, radicata in una conoscenza ventennale che va ben oltre le carte processuali.
La collaborazione con le indagini e il rispetto per la giustizia
Un altro aspetto rilevante toccato durante l’intervento televisivo riguarda il rapporto di Crepaldi stesso con le autorità. L’amico di Sempio ha confermato di essere stato convocato in caserma e di aver collaborato pienamente con gli inquirenti. “Ho riferito quello che dovevo riferire”, ha dichiarato, sottolineando il suo senso civico e il rispetto per il lavoro delle forze dell’ordine.
Nonostante la pressione mediatica che inevitabilmente accompagna chiunque sia sfiorato dal caso Garlasco, Crepaldi ha mantenuto per anni un profilo basso, evitando di trasformare la sua testimonianza in spettacolo. “Per rispetto delle indagini non intendo rilasciare nessun tipo di informazione”, ha ribadito, spiegando la scelta di non entrare nel merito delle domande specifiche che gli furono poste durante gli interrogatori. Una scelta di serietà che conferisce ulteriore credibilità alle sue parole odierne: se parla ora, sembra voler dire, è solo per ristabilire una verità umana sull’amico, non per cercare visibilità.
Le conclusioni di una vicenda infinita
La testimonianza andata in onda su Retequattro aggiunge un tassello importante al mosaico umano di Garlasco. Sebbene le vicende giudiziarie abbiano seguito il loro corso, il tribunale dell’opinione pubblica è sempre affamato di dettagli che possano confermare o smentire le tesi colpevoliste. Le parole di Mirko Crepaldi offrono una sponda solida alla difesa mediatica di Andrea Sempio: quella di un ragazzo normale, la cui vita è stata scandagliata senza che emergesse nulla di concretamente oscuro.
Resta il dramma di una famiglia, quella di Chiara, che ha perso una figlia in modo brutale, e il peso di un mistero che, nonostante le sentenze, continua a dividere l’Italia. La voce dell’amico di Sempio ci ricorda che dietro i nomi sui fascicoli ci sono persone in carne ed ossa, amicizie ventennali e vite che continuano a scorrere, cercando di sopravvivere all’ombra di uno dei crimini più mediatici della nostra storia recente.
Domande Frequenti (FAQ)
Chi è Andrea Sempio nel caso di Garlasco? Andrea Sempio è stato un amico del fratello di Chiara Poggi, finito sotto indagine in una fase successiva del caso come atto dovuto a seguito di nuovi accertamenti, ma la sua posizione è stata poi archiviata.
Cosa ha rivelato l’amico di Sempio a Quarto Grado? Mirko Crepaldi, compagno di classe di Sempio, ha testimoniato la totale normalità del comportamento di Andrea dopo il delitto, smentendo atteggiamenti violenti o cambiamenti di personalità e definendo il video scolastico incriminato come una semplice “bravata”.
Perché si è parlato di un video scolastico? Si tratta di un filmato girato a scuola in cui Sempio compiva atti di vandalismo leggero (danneggiamenti goliardici). Gli inquirenti lo analizzarono per valutare l’aggressività del soggetto, ma l’amico ha chiarito che si trattava di un gioco adolescenziale diffuso tra tutti i compagni.
Come viene descritto il carattere di Sempio dall’amico? Viene descritto come una persona calma, rispettosa, dotata di grande autocontrollo e mai violenta. L’amico ha escluso categoricamente episodi di ira o misoginia in vent’anni di frequentazione.
Qual è lo stato attuale del caso Garlasco? Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. Nonostante tentativi di revisione del processo, la sentenza è passata in giudicato.