La morte di Federica Torzullo continua a scuotere Anguillara e non solo. Un femminicidio brutale, che ha spezzato una vita e lasciato una comunità sospesa tra dolore, rabbia e domande senza risposta. A settimane di distanza dall’uccisione, mentre il marito Claudio Carlomagno resta in carcere con l’accusa di
omicidio, emergono nuovi elementi che rendono la vicenda ancora più inquietante. Dettagli minimi, spazi ridotti, orari che non coincidono: tutto contribuisce ad alimentare il sospetto che la verità non sia stata ancora completamente raccontata.
È infatti ancora tutta da chiarire la dinamica del femminicidio di Federica Torzullo. Ad Anguillara sono iniziati nuovi accertamen
ti per verificare se la versione fornita da Claudio Carlomagno e soprattutto gli orari indicati dall’uomo trovino riscontri oggettivi o aprano a ulteriori dubbi. Al centro dell’attenzione degli inquirenti c’è anche un’ipotesi delicata e pesante: la possibile presenza di un complice nelle fasi successive all’omicidio.

Omicidio Federica Torzullo, l’ombra di un complice: cosa succede ora
Carabinieri e magistratura sono tornati nella villetta teatro del delitto, concentrandosi su un aspetto molto concreto: gli spazi a disposizione dell’assassino per trascinare il corpo della donna fino all’auto. Un nuovo sopralluogo che ha riacceso le perplessità su quanto raccontato dall’uomo e che potrebbe cambiare la ricostruzione dell’intera vicenda.
C’è infatti uno spazio che non torna. Appena trenta centimetri, una misura che potrebbe risultare decisiva. È questo il dettaglio emerso durante l’ispezione di ieri mattina nella villa di via Costantino. Claudio Carlomagno ha sempre sostenuto di aver agito da solo. “Ma noi abbiamo delle perplessità sulla sua versione”, ha dichiarato l’avvocato Carlo Mastropaolo, legale di Stefania Torzullo, presente al sopralluogo insieme al procuratore capo Alberto Liguori e ai carabinieri del nucleo investigativo.

Il punto critico riguarda il percorso dall’uscita dell’abitazione fino all’auto, una Kia bianca utilizzata per il trasporto del corpo. Un’ipotesi choc che potrebbe coinvolgere un possibile complice di Claudio Carlomagno. Tre scalini, infatti, conducono al giardino, ma lo spazio è parzialmente ostruito dall’altra vettura di Federica e dalla legnaia. Il varco utile è inferiore ai 30 centimetri, una misura che, secondo chi indaga, renderebbe estremamente difficile trascinare un corpo senza aiuto. Da qui prende forma l’ipotesi choc che possano essere state necessarie due persone, anche se al momento si tratta di una valutazione basata esclusivamente sullo stato dei luoghi.
Non è escluso che l’auto sia stata spostata successivamente dallo stesso Carlomagno, che ha confessato, ma senza riuscire a convincere pienamente gli investigatori. La sua ricostruzione, secondo la procura, presenta numerose “zone d’ombra”, in particolare sugli orari e sulla sequenza degli eventi. Elementi che non coincidono e che spingono gli inquirenti ad approfondire ogni singolo passaggio.
Claudio Carlomagno ha raccontato di aver ucciso la moglie intorno alle 6.30 del 9 gennaio, colpendola nel bagno con almeno 23 coltellate, al termine di un’aggressione durata circa 45 minuti. Tuttavia, i residui di cibo trovati nello stomaco di Federica suggeriscono che l’omicidio possa essere avvenuto nella notte precedente. Accertamenti fondamentali riguardano anche la “scatola nera” dell’auto, che registra spostamenti, soste e aperture degli sportelli. I dati, acquisiti alla presenza dei consulenti di parte, potrebbero fornire una mappa dettagliata dei movimenti dell’uomo e chiarire se qualcuno lo abbia aiutato dopo il delitto.


Le verifiche si sono estese anche all’azienda di movimento terra di proprietà di Carlomagno, dove il corpo di Federica Torzullo è stato sepolto. L’autopsia ha infatti rilevato fratture da schiacciamento, compatibili con l’uso di un escavatore per scavare una fossa profonda circa due metri, nella quale il corpo è stato occultato completamente nudo. Un dettaglio che aggiunge ulteriore brutalità a una vicenda già drammatica.
Resta infine irrisolta la questione dell’arma del delitto. Il coltello non è mai stato ritrovato. Le ricerche nel corso d’acqua indicato da Carlomagno come luogo in cui se ne sarebbe disfatto non hanno dato esito, così come i controlli all’interno dell’azienda. Intanto gli inquirenti stanno esaminando anche il materiale sequestrato nella villetta dei genitori dell’uomo, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, che si sono tolti la vita. Su questo aspetto è stato aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, necessario per consentire l’autopsia e approfondire alcuni post comparsi sui social. Insulti, minacce e allusioni a un presunto coinvolgimento della coppia nel femminicidio, sospetti che al momento, secondo chi indaga, restano privi di riscontri.