Dramma Anguillara — Carlomagno scopre in cella la morte dei genitori

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Carlomagno Scopre la Morte dei Genitori: Scatta il Protocollo in Cella

Il dramma di Anguillara Sabazia si arricchisce di un nuovo, tragico capitolo che chiude un cerchio di dolore e disperazione. Nelle ultime ore, le mura del carcere di Civitavecchia hanno assistito al crollo psicologico di Claudio Carlomagno, l’uomo accusato del brutale femminicidio della moglie Federica Torzullo. La notizia che nessuno avrebbe mai voluto dare, e che tuttavia era nell’aria come una nube tossica sulla famiglia, è infine penetrata nella cella di isolamento: Pasquale Carlomagno e Maria Messenio non ci sono più.

La notizia in carcere: il crollo di Claudio

È stato un momento di tensione palpabile all’interno della casa circondariale. Secondo quanto trapelato da fonti penitenziarie e legali, Claudio Carlomagno è stato informato del doppio suicidio dei genitori nel rispetto dei protocolli previsti per i detenuti a rischio. La reazione è stata immediata e violenta: un mix di incredulità e disperazione che ha portato l’uomo a minacciare gesti autolesionistici. “Voglio farla finita, non ho più nessuno”, avrebbe gridato, costringendo la direzione del carcere ad attivare immediatamente il protocollo di massima sicurezza.

Attualmente, Carlomagno è “sorvegliato a vista”. Una misura estrema ma necessaria, che prevede la presenza costante di un agente di polizia penitenziaria 24 ore su 24 davanti alla sua cella, privata di qualsiasi oggetto che potrebbe essere utilizzato per farsi del male. L’uomo, che già viveva il peso dell’accusa di aver ucciso la madre di suo figlio con oltre venti coltellate, si trova ora a fronteggiare il senso di colpa per la fine dei suoi genitori, schiacciati dal peso della vergogna e dell’odio sociale.

Il ritrovamento ad Anguillara: una scena straziante

Mentre in carcere si consumava il dramma del figlio, ad Anguillara Sabazia gli inquirenti stavano ancora analizzando la scena del ritrovamento. Pasquale Carlomagno, noto imprenditore locale nel settore degli scavi, e Maria Messenio, ex poliziotta e fino a pochi giorni prima stimata Assessora alla Sicurezza del comune lacustre, hanno scelto di andarsene insieme.

I loro corpi sono stati rinvenuti nella villetta di famiglia in via Tevere, ormai divenuta un luogo spettrale. La modalità scelta, l’impiccagione, e il contesto del ritrovamento non lasciano dubbi sulla volontarietà del gesto, confermata anche dai primi esiti delle autopsie che parlano di “asfissia meccanica violenta”. Non ci sono segni di effrazione o colluttazione: i coniugi Carlomagno hanno pianificato la loro uscita di scena con la stessa lucidità con cui hanno cercato, invano, di proteggere la loro dignità nelle ultime due settimane.

Prima di compiere l’estremo gesto, hanno lasciato una lettera. Un foglio indirizzato all’altro figlio, Davide, l’unico rimasto fuori da questa spirale di orrore. Nelle righe vergate a mano, secondo le indiscrezioni, non ci sarebbe solo l’addio, ma la spiegazione di un dolore divenuto insostenibile. “Non reggiamo più il peso di quanto accaduto”, sarebbe il senso delle loro ultime parole, un testamento emotivo che ora è al vaglio della Procura di Civitavecchia.

L’ombra della “gogna mediatica” e l’indagine per istigazione

La morte dei coniugi Carlomagno non è solo un fatto di cronaca, ma apre una ferita profonda nel tessuto sociale e giuridico del nostro Paese. La Procura ha infatti aperto un fascicolo per “istigazione al suicidio”. Un atto dovuto, ma anche un segnale preciso: si vuole capire se e quanto la pressione esterna abbia influito sulla decisione della coppia.

Maria Messenio, in particolare, era finita nell’occhio del ciclone. Dopo l’arresto del figlio, si era dimessa dal suo incarico pubblico, tentando di sparire dai radar. Ma l’anonimato era ormai impossibile. Testimoni raccontano di averla vista uscire di casa con parrucca e occhiali scuri per evitare gli sguardi dei compaesani e l’assedio dei giornalisti. Ma il vero tribunale, quello più spietato, era online.

Sui social network, centinaia di commenti hanno bersagliato la famiglia. Frasi come “Avete creato un mostro” o accuse dirette di complicità — nonostante non vi fossero evidenze giudiziarie a loro carico per l’omicidio — hanno creato un clima irrespirabile. L’avvocato della famiglia, Andrea Miroli, ha parlato di “genitori vittime”, sottolineando come la ferocia dei giudizi sommari abbia spinto due persone incensurate e rispettabili verso il baratro. La loro colpa, agli occhi della folla virtuale, era quella di essere i genitori dell’assassino.

Il nodo delle indagini: cosa sapevano i genitori?

Un aspetto che rende la vicenda ancora più intricata riguarda il ruolo che i due potrebbero aver avuto, o non avuto, nelle ore successive al delitto di Federica Torzullo. Gli inquirenti avevano acceso i riflettori su alcuni “buchi neri” nella ricostruzione di Claudio. Il furgone del padre, Pasquale, era stato ripreso dalle telecamere vicino alla casa del figlio la mattina dell’omicidio.

Si era ipotizzato che il padre potesse aver aiutato Claudio nelle fasi di occultamento del cadavere o nella pulizia della scena del crimine. Tuttavia, al momento del suicidio, a loro carico non era stato notificato alcun avviso di garanzia. Vivevano nel limbo del sospetto, un limbo che forse, unito al dolore per la nuora uccisa e per il figlio assassino, è diventato la loro prigione definitiva.

Il destino del piccolo orfano

In questo scenario di morte, resta una sola vittima innocente che ha perso tutto: il figlio di dieci anni di Claudio e Federica. In due settimane, il bambino ha perso la madre (uccisa), il padre (in carcere) e i nonni paterni (suicidi). Attualmente è affidato ai nonni materni, mentre il sindaco di Anguillara, Angelo Pizzigallo, è stato nominato tutore legale per garantire la tutela dei suoi interessi in questa fase delicatissima. La comunità si stringe attorno a lui, ma il trauma di questa “tragedia greca” trasportata nella provincia romana lascerà segni indelebili.

Cosa succede ora?

Le indagini proseguono su due binari paralleli. Da un lato, il processo per il femminicidio di Federica Torzullo, con l’accusa che si rafforza grazie ai rilievi del RIS nella villetta dell’orrore. Dall’altro, l’inchiesta sulla morte dei genitori, che dovrà chiarire se ci siano responsabilità di terzi nell’averli spinti al suicidio attraverso minacce o persecuzioni. La villa di via Tevere resta sotto sequestro, muta testimone di una disfatta familiare totale.


Domande Frequenti (FAQ)

Perché Claudio Carlomagno è sorvegliato a vista? Dopo aver appreso la notizia del suicidio dei genitori, Claudio Carlomagno ha manifestato intenti suicidi. La sorveglianza a vista è una procedura carceraria standard (spesso chiamata “grande sorveglianza”) applicata quando c’è un rischio imminente che il detenuto compia atti di autolesionismo. Prevede il controllo visivo costante da parte di un agente.

I genitori di Carlomagno erano indagati per l’omicidio di Federica? Al momento della loro morte, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio non risultavano formalmente iscritti nel registro degli indagati. Tuttavia, gli inquirenti stavano verificando gli spostamenti del padre la mattina del delitto per escludere o confermare eventuali complicità nell’occultamento del cadavere.

Cosa significa l’apertura di un fascicolo per “istigazione al suicidio”? È un atto della Procura volto ad accertare se qualcuno abbia determinato o rafforzato il proposito di suicidio della coppia. In questo caso specifico, l’indagine potrebbe concentrarsi sulla pressione mediatica e sugli attacchi subiti via social (cyberbullismo o diffamazione aggravata) per capire se abbiano giocato un ruolo determinante nella tragedia.

Chi si occuperà ora del figlio della coppia? Il Tribunale dei Minori ha affidato temporaneamente il bambino ai familiari materni, nominando il sindaco di Anguillara come tutore legale per gestire gli aspetti burocratici e patrimoniali. Sarà poi il giudice a decidere l’affidamento definitivo, valutando il contesto più idoneo per la sua crescita e il supporto psicologico necessario.

Qual è stato il ruolo politico della madre, Maria Messenio? Maria Messenio era Assessora alla Sicurezza, Legalità e Protezione Civile del Comune di Anguillara Sabazia. Era una figura pubblica nota e rispettata, con un passato nelle forze dell’ordine. Si era dimessa immediatamente dopo l’arresto del figlio Claudio, dichiarando l’impossibilità di proseguire il suo mandato in quelle condizioni.

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