Caso Garlasco — Andrea Sempio a Quarto Grado — La verità sullo scontrino e la strategia difensiva

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Garlasco, parla Sempio — La verità sullo scontrino e la difesa

Il delitto di Garlasco rappresenta una delle pagine più complesse e dibattute della cronaca nera italiana, un caso che continua a dividere l’opinione pubblica e a dominare i palinsesti televisivi. Venerdì 23 gennaio, lo studio di “Quarto Grado” è diventato il teatro di un evento mediatico di primaria importanza: Andrea Sempio, attualmente l’unico indagato nella nuova fase delle indagini, ha deciso di rompere il silenzio. Non si è trattato di un semplice collegamento o di una nota scritta, ma di un confronto diretto, fisico e serrato con il conduttore Gianluigi Nuzzi e gli ospiti in studio.

Questa apparizione televisiva arriva in un momento cruciale, una fase di attesa in cui la Procura è chiamata a decidere se chiudere le indagini o prorogarle ulteriormente. La scelta di Sempio di esporsi sotto i riflettori non è stata casuale né dettata dall’impulso. Come ha tenuto a precisare fin dalle prime battute, la sua presenza in video è frutto di una “strategia condivisa con gli avvocati”. È una mossa calcolata, ponderata, che anticipa il suo prossimo confronto nelle sedi giudiziarie competenti. “Quando sarà il tempo andrò in Procura”, ha affermato, sottolineando come la decisione di parlare prima al pubblico e poi ai magistrati risponda a una precisa linea difensiva concordata con i suoi legali.

Il mistero dello scontrino: l’alibi e le tempistiche contestate

Uno dei punti focali dell’intervista, e cardine della difesa di Sempio, riguarda il famoso scontrino del parcheggio. Questo pezzo di carta è fondamentale per il suo alibi, ma le modalità del suo ritrovamento e della sua consegna agli inquirenti hanno sollevato non poche perplessità tra gli opinionisti, inclusi i giornalisti di Libero Quotidiano citati durante la trasmissione.

Sempio ha fornito una ricostruzione dettagliata e per certi versi familiare della vicenda. Ha raccontato che lo scontrino non fu “scoperto” anni dopo, ma ritrovato dal padre all’interno dell’automobile di famiglia pochissimi giorni dopo la tragica morte di Chiara Poggi. In quel contesto di dolore e confusione, fu la madre a decidere di conservarlo. “Visto quello che era successo, ha pensato bene di conservarlo”, ha spiegato l’indagato, dipingendo il gesto come un atto di prudenza materna, istintivo e protettivo.

La domanda che molti si pongono, e che è stata rilanciata con forza in studio, è: perché consegnarlo solo un anno dopo? La risposta di Sempio è stata disarmante nella sua semplicità: “Perché quando fui sentito la prima volta non mi era stato chiesto”. Egli sostiene che non vi fosse alcuna malafede nel ritardo, ma semplicemente una mancanza di sollecitazione specifica da parte degli investigatori nelle fasi iniziali. Per difendersi dalle accuse di anomalia, Sempio ha tracciato un parallelo con Alberto Stasi, l’altro protagonista storico della vicenda, notando come anche in quel caso emersero dettagli a distanza di tempo. “Come Stasi parla dell’estate ora, io ho parlato dello scontrino un anno dopo”, ha osservato, cercando di normalizzare la tempistica della sua rivelazione.

Le intercettazioni mancate e il comportamento “sociale”

Un altro capitolo spinoso affrontato durante la puntata riguarda il comportamento tenuto da Sempio nei giorni a ridosso del delitto. Gli inquirenti e l’opinione pubblica si sono spesso interrogati sulla natura delle sue telefonate. Durante il confronto televisivo, è stato contestato all’indagato di aver cercato insistentemente l’amico Marco nei giorni precedenti l’omicidio, per poi interrompere bruscamente ogni comunicazione dopo l’accaduto.

Sempio ha voluto chiarire le date, precisando che le chiamate in questione risalgono al 7 e all’8 agosto, dunque non immediatamente a ridosso dell’omicidio in termini di ore, ma nei giorni precedenti. Ma è sulla mancanza di chiamate successive alla morte di Chiara che la sua spiegazione si è spostata dal piano fattuale a quello psicologico. “Non sapevo cosa dire in una situazione simile”, ha ammesso. Una frase che cerca di restituire l’immagine di un ragazzo giovane, forse spaventato o imbarazzato di fronte a una tragedia enorme, incapace di trovare le parole giuste per confortare un amico colpito da un lutto così devastante. Questa giustificazione mira a smontare l’ipotesi che il suo silenzio fosse dettato dalla paura di essere intercettato o tradito dall’emozione, riconducendolo invece a una comune reazione umana di fronte alla morte.

Il DNA, l’Impronta 33 e la scena del crimine

Non poteva mancare il confronto sulle prove scientifiche, da sempre il vero campo di battaglia del caso Garlasco. Al centro della discussione ci sono il DNA ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi e la cosiddetta “impronta 33”. Sempio si trova nella difficile posizione di dover spiegare perché, frequentando la casa e la compagnia di amici, le uniche tracce che sembrano ricondurre a lui siano quelle finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura.

La sua difesa su questo punto è tecnica e logistica. Sempio ha sostenuto che le indagini scientifiche non hanno coperto la totalità dell’abitazione dei Poggi con la stessa intensità. Secondo la sua versione, gli accertamenti si sono concentrati quasi esclusivamente sui luoghi dove si è consumato il delitto, lasciando in ombra altre aree della casa dove, suggerisce, la presenza di tracce di altri frequentatori abituali potrebbe essere stata normale. “Non è stata effettuata una ricerca approfondita in tutta l’abitazione”, ha ribadito, insinuando che la selettività delle analisi potrebbe aver creato un quadro parziale e distorto della realtà fattuale.

Inoltre, ha dovuto chiarire la sua presenza nei pressi della villetta il giorno dell’omicidio. Sempio risulta essere l’unico della cerchia di amici avvistato in quella zona. Anche qui, la spiegazione fornita è legata alla normalità della vita di paese e ai legami familiari: “La mia famiglia abita a Garlasco, i miei nonni abitavano a Garlasco, capita che le case possano trovarsi vicine”. Ha poi aggiunto un dettaglio operativo: quel giorno si trovava lì anche perché si era assunto il compito di avvisare gli altri amici rimasti in paese dell’accaduto.

La smentita sul “filmino” e la paura del mostro

Verso la fine del confronto, i toni si sono fatti più aspri quando si è toccato il tema dei dispositivi elettronici sequestrati e delle voci riguardanti presunti video intimi. Sempio ha voluto troncare sul nascere ogni speculazione che potesse infangare la memoria della vittima o collegarlo a scenari torbidi. “Chiara non faceva parte del nostro mondo”, ha affermato categoricamente, riferendosi a possibili contesti di promiscuità o segreti inconfessabili.

L’indagato ha però mostrato consapevolezza del meccanismo mediatico che spesso si innesca in questi casi. Ha ipotizzato che, dall’analisi dei computer e dei dispositivi, potrebbero emergere contenuti a sfondo sessuale, ma ha tenuto a precisare che si tratterebbe di materiale pienamente lecito, nulla che costituisca reato. La sua preoccupazione è che tali elementi possano essere usati strumentalmente per dipingerlo in modo negativo agli occhi dell’opinione pubblica. “Per creare il mostro si parlerà anche di quello”, ha commentato con amarezza, anticipando una possibile strategia accusatoria basata sulla demolizione della sua moralità piuttosto che su prove concrete legate all’omicidio.

Questa apparizione a “Quarto Grado” segna un punto di non ritorno nella strategia comunicativa di Andrea Sempio. Scegliendo la via della trasparenza mediatica prima ancora di quella giudiziaria, ha tentato di disinnescare i dubbi più pressanti che aleggiano sulla sua figura. Resta ora da vedere se queste spiegazioni, fornite davanti alle telecamere, reggeranno al vaglio ben più rigoroso dei magistrati e se saranno sufficienti a cambiare la narrazione di un caso che, a distanza di anni, fatica ancora a trovare la parola fine.

Domande Frequenti (FAQ)

Chi è Andrea Sempio nel caso Garlasco? Andrea Sempio è un amico del fratello di Chiara Poggi. È entrato nelle indagini in una fase successiva rispetto al processo principale contro Alberto Stasi. Attualmente è indagato mentre la Procura valuta nuovi elementi o la chiusura del fascicolo a suo carico.

Qual è l’alibi di Andrea Sempio? Il suo alibi si fonda principalmente su uno scontrino di un parcheggio, che attesterebbe la sua presenza altrove nell’orario del delitto. Sempio sostiene che lo scontrino fu ritrovato dal padre subito dopo i fatti ma consegnato agli inquirenti solo un anno dopo perché non gli era stato richiesto prima.

Perché si parla dell’impronta 33? L’impronta 33 è una traccia rilevata sulla scena del crimine che non appartiene ad Alberto Stasi. Le indagini hanno cercato di stabilire se questa impronta o tracce di DNA (come quelle sotto le unghie della vittima) possano essere compatibili con il profilo di Sempio.

Cosa ha detto Sempio riguardo alle telefonate a Marco? Ha confermato di aver chiamato l’amico Marco il 7 e l’8 agosto, ma di non averlo più chiamato dopo l’omicidio. Ha giustificato questo silenzio dicendo di non aver saputo cosa dire di fronte a una tragedia così grande, negando che fosse una strategia per evitare intercettazioni.

Qual è la situazione giudiziaria attuale? Al momento della trasmissione (gennaio 2026), si è in una fase di attesa. La Procura deve decidere se le indagini condotte fino ad ora su Sempio portano a un’archiviazione o se ci sono gli estremi per procedere, eventualmente con una proroga delle indagini stesse.

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